GLI UOMINI TRENTENNI

dal mio blog di un decennio fa….

Cari lettori eventuali od affezionati, di passaggio o fissi siete avvertiti: questo è un post a grande, enorme, immenso contenuto femminista e ferocemente contro il popolo maschile.

Quindi, a meno che non abbiate pazienza a mille, una dose di autoironia sufficiente a rendervi uomini senzienti, illuminanti soluzioni tecnico-tattiche o gigantesche conoscenze psicologiche vi avverto: potreste irritarvi.

Prese le dovute precauzioni (Ah! Io ve l’avevo detto!!!), veniamo a noi.

Ma agli uomini fanno dei corsi serali?

Oppure nella pre-adolescenza regalano un generatore di cazzate insieme al manuale per la masturbazione?

E’ tutta colpa del DNA?

No, perché se è vero che anche le donne nel dire le cavolate sono maestre, gli uomini danno il meglio di loro con voli poetici degni di una medaglia al merito.

La cosa veramente interessante è che tutte le scuse idiote convergono tristemente verso stereotipi abusati, capaci di far arrabbiare la donna in oggetto più per il modo con cui viene scaricata che per lo scaricamento stesso.

La VERA problematica è quella dell’interfaccia con il maschio della specie: il tremendo UOMO TRENTENNE.

Quando inizia a raggiungere o supera la soglia del 30 l’uomo, invece di evolversi nella versione matura della sua specie, involve in una scheggia impazzita, non comprensibile alla donna che abbia un benché minimo grado di lucidità. Ad un occhio inesperto, non c’è uno schema o altro che aiuti a capire, ma posso definirmi abbastanza esperta (per la mia giovane età) della realtà che mi circonda per poter dire che qualcosina la so e scusatemi tanto…. In realtà, l’uomo trentenne o su di lì è catalogabile in diverse categorie.

L’uomo sofferente

In questa esaltante categoria, rientra il trentenne Infelice, insofferente, con tanto bisogno di stare solo e riflettere. Preferisce il cinema, possibilmente solo, estraniarsi da questa sciocca società e ti butta fuori dalla sua vita con una frase da incorniciare:”Non sono la persona giusta per te. Ti lascio per il tuo bene.”.

A parte il fatto che probabilmente è vero, l’irritazione sale a causa del presunto buonismo del soggetto e della sua presunzione di conoscerti meglio di te stessa. E di sacrificarsi per te. Oh, ma grazie. E che ne sapresti cosa è meglio per me?

Finché poi non lo ritrovi a passeggio sottobraccio con una diciannovenne greca di un metro e ottanta che non spiccica l’italiano, con addosso un sorriso ebete ed una magliettina trendy tutta rosa, completamente dimentico della sua depressione. E anche di quello che restava del suo cervello ucciso dalle paranoie, dall’ ascolto di musica deprimente e dall’ uso smodato di autocommiserazione .

L’uomo Peter Pan

E’ la forma più classica e diffusa del maschio trentenne. Nel momento stesso in cui avviene l’attraversamento della soglia del 30 inizia a manifestare (se non era già avvenuto prima, esistono anche forme precoci VE LO GARANTISCO) il fortissimo desiderio di dimostrarsi gggiovane, manco fosse Federico Moccia. Impossibilitato ad accettare il tempo che scorre e l’ineluttabile necessità di prendere su di sé parte delle responsabilità che la vita comporta, il trentenne – Peter Pan traccheggia.
Playstation, giochi al computer, capello fuori luogo, battutine da seconda liceo e testa tra le nuvola.
Ah, dimenticavo: anche totale incapacità di impegnarsi nella vita sentimentale.
Vive come se facesse ancora l’Università,  dividendosi tra l’alcool ed una serata in discoteca come unica ragione di vita, in una continua sfilata di serate senza senso. Sarà per questo che ogni volta che vedo Peter Pan mi irrito? Mi viene una voglia irresistibile di prendere Campanellino ed infilargliela a forza in gola, polvere di fata compresa. Io non so perché ai bambini la Disney continui a riproporre questo cartone animato che già ha rovinato svariate generazioni. Basta, per il bene della specie… BASTA!

Poi c’è l’uomo sedentario

Convinto e straconvinto che l’amore vero sia quello dei 14 anni tutto palpiti, fremiti e messaggini rosa e esplosioni di stelle nel cielo blu. E ti lascia perché “Ti adoro,sto benissimo con te. E poi abbiamo così tante cose in comune! Ma non ti amo perciò addio.” come se tu gli avessi giurato amore eterno srotolando la tua treccia dal tuo palazzo incantato. Presuntuoso. Pretestuoso. E infantile, perché l’amore non può essere sempre il palpito della scoperta. Il giramento di testa violento del primo incontro. Si consolida, nasce, cresce e cambia.
No?
L’uomo libero 

Ci sono uomini che si devono sentire liberi come il cavallo Furia. E per questo, non puoi mettergli un freno tu, donna.  “Non mi sento pronto ad avere legami”, frase oramai entrata nella leggenda, è stata coniata da lui. Ed il novello Don giovanni continua, incalza. “Non è per te, è che io sono fatto così. Non mi puoi mettere le catene”.

A parte il fatto che io sono per la funzione rieducativa della pena e al limite con le catene ci possiamo giocare un pochino e poi basta, chi t’ha detto niente?

Salvo poi vederlo, sei mesi dopo, zerbino di una stronza mora con i capelli che le arrivano alle cosce costretto allo shopping selvaggio il primo giorno dei saldi tra orde di casalinghe impazzite e ragazzine obese col piercing all’ombelico urlanti e litiganti per un perizoma di Dolce e Gabbana con gli strass scontato dell’1,5%.


Il santo

Dolce. Coccoloso. Chiama 862 volte al giorno, più una pioggia di SMS tutti pucci pucci. Vi manda mail con un contenuto calorico così alto da farvi aumentare la cellulite ogni volta che controllare la posta elettronica.

Peccato che le mandi in serie. Già. E che voi non siate l’unico amore della sua vita. In realtà siete in buona compagnia, ma non lo sapete. Finora.

Il fashion addicted

Impossibile non riconoscerlo, visto che senza la sua polo o il pulloverino Ralph Lauren non va nemmeno a comprare il giornale.
Ammesso che sappia leggere.
Curato, curatissimo, senza però eccedere mai in una eccentricità fuori luogo. Ha sempre l’aspetto di essere fresco di doccia. Non credo nemmeno che sudi.
Preciso e vuoto come un contenitore a chiusura ermetica viene da te, ti saluta, ti chiede come stai. Fa una battuta fuori luogo che lo fa ridere sommessamente, quindi si ravvia i capelli e davanti al tuo silenzio ti stampa un bacio sulla guancia e se ne va. Impeccabile come il principe William, elegante e semplice come un vino d’annata. In genere queste creature sono all’occhio femminile discretamente belle (non per tutte s’intende) ma nella maggioranza dei casi nascondono una sorpresa al loro interno: sono tutti portatori di micropiselli o le loro capacità amatorie sono limitate ad una missionaria da 5 minuti e tutto è concluso senza che tu abbia avuto nemmeno il tempo per accorgertene. Non è una verità genetica, ma semplicemente empirica, dovuta sia all’esperienza mia che a quella delle mie amiche.
Potremmo sbagliare.
Però…..mah…

 Il single di ritorno

Se si può provare attrazione per il fashion addicted e simpatia per il Peter Pan, la categoria che è certamente più pericolosa ed odiata tra i maschi trentenni è quella del single di ritorno. E’ reduce da una relazione millenaria iniziata tra i Lego dell’asilo, oppure meno lunga ma comunque importante finita sempre in maniera traumatica con l’abbandono o, peggio, con le corna di lei. Il soggetto è avvelenato con le donne, millanta machismo e voglia di isolazionismo, ma non riesce lo stesso a tenere abbottonata la patta dei pantaloni.  Non solo, si lancia in aberranti digressioni sull’amore perduto e sulla sua impossibilità di aprire di nuovo il suo cuore ad un qualsiasi sentimento. E la donna che ha la sfortuna di capitare tra le sue mani non solo è contagiata dalla sua negatività, ma vive nel terrore del paragone con “lei” e, tipicamente, viene travolta da un ritorno di fiamma. Deprimente. Ed inutile.

Il drogato da lavoro

Lavoro, lavoro, lavoro.
Di altro non sa parlare.
A cena, mentre passeggiate, mentre siete in macchina.
Sareste pronte a giurare che pure mentre fate sesso stia ancora pensando a quella pratica lì. Non esiste nessun altro interesse, problema o argomento di conversazione oltre al suo fantastico ed importantissimo lavoro.
A  cui tutto è dovuto: ritardi, sole allucinanti, fine settimana passati ad aspettare che finisca “quel lavoretto lì, che non può aspettare lunedì”. Chiaramente, la frustrazione di venire sempre seconda rispetto al lavoro è irritante, senza considerare che il vostro guerriero quando emerge dal suo ingombrante lavoro è stanco e finito, con le pile esaurite. E invece di portarvi a ballare o di una notte di ginnastica da camera selvaggia… sviene russando sul divano.
Ah, dimenticavo: 8 volte su 10, fa l’avvocato. Non so se mi spiego.

Il cubo di Rubik

Infine egli.
La categoria più complicata, ingarbugliata e stracciacuore tra tutte quelle dei trentenni. Lui, il complicato. Non sai mai cosa vuole, se ti vorrà vedere ancora  e soprattutto cosa diavolo pensa di te. Problematico, complesso, sempre preso dai suoi pensieri, può causare reiterati batticuore nonostante la stronzaggine conclamata. Ma voi siete certe di essere in grado di risolvere il mistero, di far tornare le pareti del cubo dello stesso colore e di essere la sua anima gemella. Vi immaginate stesa sotto l’ombra di una palma con la testa sulle sue ginocchia, mentre lui vi massaggia le spalle nella quiete del pomeriggio. Perciò insistete, testarde. Inutilmente. Perché questo è il classico soggetto meno complesso di quel che sembra, che si trastullerà con voi fino all’entrata in scena del suo cubo di Rubik. Mora. E più facile.

Ora, vi chiederete.
Ma trentenni maschi normali?
Non ce ne sono?
Oh, certo che ce ne sono.
A bizzeffe.
Sono in mezzo a noi, ci sorridono, vivono felici.
E sono già stati accalappiati, siori e siore.

Quindi visto che per noi rimangono solo le specie in via di espansione, cosa si deduce da tutto questo discorso?

Cioè, a parte il risentimento verso le cazzate sparate dai maschi.

Se c’è una cosa sul pianeta che mi fa veramente irritare, è l’essere presa in giro senza che me ne possa rendere conto. Mi sento umiliata e il mio amor proprio fa le capriole fino a raggiungere il triplo salto carpiato all’indietro.

Se un ragazzo ti lascia perché: “Non sono pronto per un rapporto serio” vuole in automatico dire :”Mi sto scopando un’altra”?

Se il moroso ti saluta con un “Non voglio farti del male col mio pessimo carattere” vuol dire in realtà “Mi sto scopando un’altra”?

Se il fidanzato ti molla perché “E’ un periodo un po’ così…” la traduzione letterale è “Mi sto scopando un’altra”?

Perché allora, figlioli miei, ci conviene attrezzarsi.

O iniziamo a parlare chiaro, a non nascondere la propria codardia e la mancanza di rispetto verso il prossimo dietro ad un finto e pseudo-misericordioso “Non volevo farti soffrire” che ottiene un effetto boomerang spaventoso, specie nelle piccole città di provincia come la mia dove ci si conosce tutti ed il rischio di incontro malaugurato è altissimo.

Oppure qualche valente ingegnere cominciasse a studiare la progettazione di un traduttore simultaneo di cazzate uomo/donna, così magari ci comprendiamo meglio ed evitiamo inutili righe sulle macchine.

Delle due soluzioni, visto che in genere non mi fido dell’ingegnere medio nemmeno per la progettazione del mio push-up, la prima sarebbe quella sensata.

Ma, ahimè, impraticabile.

E allora?

Allora niente.

Niente a parte il consiglio di mia mamma,donna con una sola storia d’amore nata a 13 anni e che dura ancor ora con il mio papà…

Pensar male è peccato. Ma spesso ci si indovina.

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