CONOSCO DAVVERO ME STESSA?

Lezioni dalle favole: imparare a sceglierSI

“Un uomo andò da un sarto, e provò un abito. Stando davanti allo specchio vide che l’orlo del panciotto era irregolare.

“Oh!”, disse il sarto, “non si preoccupi. Tenga giù la parte corta con la mano sinistra, e nessuno se ne accorgerà.”

Mentre il cliente seguiva il consiglio, osservò che il risvolto della giacca si arrotondava, invece di restare piatto.

“questo?” disse il sarto, “ma non è niente. Giri un poco la testa e tenga giù il mento.”

Il cliente accondiscese, ma intanto osservò che il cavallo dei pantaloni era un po’ corto e stringeva un po’.

“Oh, non si preoccupi di questo”, disse il sarto, “tenga giù il cavallo con la mano destra, e sarà perfetto.”

Il cliente acconsentì e acquistò l’abito.

Il giorno dopo indossò il vestito nuovo con tutte le “alterazioni” portate da mani e mento. Mentre passava per il parco con il mento che teneva giù il risvolto, una mano che tirava giù il panciotto e l’altra il cavallo dei calzoni, due vecchi smisero di giocare a scacchi per guardarlo mentre passava.

“M’isten, Dio mio!” esclamò il primo. “Guarda quel povero storpio!”

L’altro rifletté un momento, poi sussurrò: “Igen, sì è davvero un povero storpio, poveretto, ma mi chiedo dove avrà trovato un vestito così bello”.

Storia della tradizione Mesemondok- in C.P. Estès

Quante volte facciamo così nella Vita?

Quante volte di fronte a qualcosa di bellissimo ,ma che non ci sta per niente bene, proviamo ad adattarlo e ad adattarci?

Un lavoro ben pagato e sicuro, una relazione consolidata, una bella casa, ognuno di noi ha avuto almeno una volta nella vita “un vestito così bello”.

“Un vestito così bello” ma troppo stretto, o troppo largo, forse di un colore che non ci sta bene, forse lo dovevamo reggere con il mento o tenere giù con la mano.

E l’abbiamo provata tutti quella strana sensazione, di sentirci lontani da noi stessi, un pochino “storpi”, nel tentativo di starci in quel vestito, che avevamo scelto e voluto tanto perché era veramente bello.

E quanta fatica si fa alle volte a dire “No, grazie.. non fa per me!”.

Perché per dire “NO” prima bisogna aver imparato a dire “Si”, “Si a noi stessi, a quello che vogliamo veramente, si alle parole che vogliono uscire dalla nostra bocca e non a quelle che abbiamo sempre sentito dire agli altri.

Per dire “no grazie, non fa per me!” ci vuole chiarezza.

“Chi sono io?”

“Cosa voglio veramente?”

“Cosa raccontano di me le emozioni?”

E’ possibile andare oltre ogni conflitto scegliendo per prima cosa noi stessi, solo allora avremo davvero “un vestito così bello”.

@Dott.ssa Stefania Vanzan

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