Errare è umano, essere cattivi no.

C’è una differenza sottile, ma profonda, tra lo sbaglio e la cattiveria.

Lo sbaglio è umano, spesso figlio dell’impulsività, dell’ignoranza, o della confusione. È qualcosa che può accadere anche a chi ci ama. Fa male, certo, ma porta con sé un margine di comprensione: può esserci il pentimento, può esserci la crescita, può esserci l’abbraccio dopo il dolore.

La cattiveria, invece, ha un’altra consistenza. È una scelta.
È il gesto che conosce il peso che avrà, eppure decide di colpire lo stesso.
È la parola affilata detta con intenzione, l’indifferenza calcolata, il veleno sparso con calma.
Per questo fa più male. Perché sa di freddo.
Perché in essa non c’è un inciampo, ma una direzione.
E perdonare ciò che è stato scelto con consapevolezza — a volte addirittura con lucidità — diventa quasi impossibile.

Io so perdonare chi mi ferisce senza volerlo.
Ma faccio fatica, anzi non riesco e, onestamente nemmeno lo voglio, perdonare chi mi guarda negli occhi… e decide di ferirmi lo stesso.


Perché lì non c’è solo l’errore.
C’è l’assenza di cuore…

Là driver

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