
Siamo arrivati a fine 2025, e come ogni anno mi ritrovo a fare un bilancio generale di esperienze vissute in un anno particolarmente difficile, che mi ha tolto un pilastro importante della mia vita e io mi sono sentita fragile. E forse proprio in quella fragilità ho rischiato di inciampare in ciò che oggi viene romanticamente chiamato “amore moderno”.
Spoiler: non ha niente di romantico.
Questo mi ha portata a riflettere seriamente sulla direzione che stanno prendendo le relazioni oggi. Perché è pieno di persone che non sanno stare da sole. Non lo tollerano proprio. Hanno bisogno di riempire quel vuoto con chiunque capiti, perché stare da soli amplifica l’insicurezza, fa emergere la sensazione di non contare abbastanza.
Il problema non è voler qualcuno.
È non saper sopportare il vuoto emotivo. Quello spazio in cui non sei cercato, non sei desiderato, non sei confermato. Quel vuoto emotivo che diventa ancora più feroce quando sei single in età adulta. Quando la società inizia a guardarti storto, come se fossi in ritardo sulla tabella di marcia. Ed è lì che molte persone si aggrappano alla prima presenza disponibile, buttandosi addosso relazioni che non funzionano, accettando briciole pur di non sentirsi sole, pur di non sentirsi “meno”.
Ed è così che nascono atteggiamenti manipolatori e subdoli.
Persone che dispensano attenzioni a intermittenza, come se gli esseri umani fossero giocattoli da testare. Non per amore, ma per nutrire il proprio ego. Per sentirsi importanti. Per tenerti “in caldo”.
Solo così queste persone si sentono reali: se qualcuno li desidera.
Al sicuro: se qualcuno li conferma.
Visibili: se qualcuno li guarda.
Parliamo quindi di identità costruite sulla paura di sentirsi irrilevanti. Identità che non stanno in piedi se non vengono continuamente riflesse da qualcun altro. E non importa se parliamo di relazioni che non funzionano, di persone.
E da qui si arriva al fenomeno più elegante e vigliacco dei tempi moderni: il ghosting.
Che no, non è semplicemente sparire. È peggio.
Un giorno ti scrivono, ti cercano, ti riempiono di attenzioni. Il giorno dopo, silenzio.
E tu inizi:
“Ho sbagliato qualcosa?”
“Ho detto troppo?”
“Perché prima sì e ora no?”
Il ghosting non ferisce perché finisce.
Ferisce perché non chiude.
Ti lascia sospesa, confusa, ancora coinvolta, mentre l’altra persona va avanti. E tu resti lì, ti rileggi i messaggi, cerchi segnali, ti metti in discussione e continui a dare valore a chi non ti ha dato rispetto.
La verità, anche se fa male, è semplice: chi ghosta non è confuso. Sta evitando una scelta.
Non ti sceglie, ma non ti perde. Ti tiene disponibile… e tu glie lo stai permettendo!!
Questa è la forma più moderna di controllo emotivo: presenza minima, accesso massimo. Ti manda segnali quando rischia di perderti e sparisce quando chiedi chiarezza. È tutto perfettamente calcolato.
E mentre tu aspetti, succede qualcosa di subdolo:
moderi quello che dici,
censuri quello che senti,
riduci quello che chiedi.
Ti rimpicciolisci, pur di restare.
La parte più tossica?
Ti convincono che sei tu ad esagerare. Che vuoi troppo. Che sei instabile. Che devi fidarti.
E così smetti di ascoltarti.
E loro non devono mai scegliere.
E intanto inizi a normalizzare l’umiliazione, chiamandola pazienza, comprensione, amore.
C’è anche chi si traveste da persona perfetta. Quella giusta. Quella “diversa”. Ma in realtà non ha né voglia né tempo di impegnarsi davvero. Vuole tutto e subito, senza costruire niente. E se non sei abbastanza “easy”, abbastanza disponibile, manipolabile, abbastanza accomodante, ti liquida con un messaggio o con il silenzio. Pronto a cercare qualcun altro che faccia da tappabuchi emotivo.
Questa non è libertà.
È immaturità emotiva.
Ed è una profonda mancanza di rispetto, prima di tutto verso se stessi.
Ecco.
Questi sono i rapporti che trovi oggi, se vuoi una relazione.
Il problema più grave?
Questo schema relazionale tossico è diventato normale.
NORMALE.
Ma davvero solo io trovo folle associare la parola “normale” a un comportamento malato e lesivo?
Davvero solo io non sono disposta a dedicare nemmeno un minuto del mio tempo prezioso a chi adotta questi atteggiamenti? (Sempre sperando di accorgermene in tempo, ovviamente.)
È possibile che nel 2026 la mia generazione — che non è cresciuta con l’accesso immediato a tutto — abbia completamente perso il valore della conquista, dell’attesa che aumenta il desiderio, della voglia di fidarsi, affidarsi e condividere davvero il proprio tempo e la propria vita con una persona scelta e preziosa?
Se questo è il tipo di relazione che dovrei avere, allora preferisco non averla.
E sì, continuerò a sentirmi chiedere da sconosciuti:
“Ma come mai una donna della tua età, carina, autonoma e indipendente è single?”
Perché per me l’amore è una cosa seria.
Perché so cosa voglio e soprattutto so cosa merito.
Perché io non voglio essere un sottoprodotto.
Non mi interessa inseguire illusioni né ripetere schemi che fanno solo male
Perché sono completa così come sono.
E anche se potrei scegliere — perché le attenzioni non mancano — se questi sono gli uomini, io scelgo di restare sola e questa non è una sconfitta.
Perché quando conosci il tuo valore, quando non ti accontenti di chiunque, quando non hai bisogno di qualcuno ma desideri qualcuno, non stai perdendo qualcosa.
Stai solo scegliendo te stessa.
ah…. buon anno nuovo a tutti!
La Driver