
Vittoria, la mia cucciola, la mia bimba pelosa, ha deciso di andare.🌈
Se n’è andata senza avvisare, ieri, in meno di un’ora la sua vita è finita e la mia si è spezzata per sempre.💔
Quando l’ho vista per la prima volta, mi sono emozionate, ho perso la testa, letteralmente. E lo stesso effetto l’ha avuto anche sulla mia famiglia.
Ripensare a quel momento di 13 anni fa in un giorno come questo, e parlare di lei, sapevo che mi avrebbe fatto ancora un po’ più male, se possibile, ma lo voglio fare perché ne sento il bisogno, assoluto, totale, completo. Ho la necessità di ripercorrere questa nostra amicizia speciale, dal primo minuto ad oggi, giorno in cui è diventata eterna.
E raccontare è uno dei modi per non farsi tormentare inermi dal dolore.
Vittoria è arrivata nella mia vita quando ho capito che forse non ero destinata a una famiglia “come tutti se l’aspettano”. L’amore non segue schemi. L’ho chiamata con il nome che avrei dato a una figlia umana, perché lei per me, era la mia figlia pelosetta.
Vittoria aveva 13 anni, e aveva due mamme umane, io e mia mamma.
Lei era sempre la nostra ombra, ad ogni passo, ad ogni spostamento anche in casa, lei ci seguiva. Per varie ragioni Vittoria ha vissuto soprattutto a casa dei miei genitori, dove anch’io sono tornata per un lungo periodo. Quando ho preso la mia casetta è rimasta con loro: quella era ormai la sua casa e il legame, soprattutto con mia mamma, era troppo forte per separarle. Io però andavo a trovarla quasi ogni giorno e spesso passava i weekend con me.
Non è mai stata la cagnolina che non vedeva l’ora di correre felice in giardino o che inseguiva una pallina fino allo sfinimento. Vittoria era una pigrona dichiarata, e ne andava fiera. Il suo posto preferito non era l’erba, ma il divano. Ancora meglio se accanto a me o ai miei, per poi spostarsi sulle nostre gambe e adorava dormire nel lettone sotto le coperte con la testina appoggiata sul cuscino accanto a me. Lei non si gettava a capofitto nella ciotola delle pappe, era delicata la signorina (proprio come me) le piacevano poche cose e al biscottino preferiva la carotina o il finocchio (questo non l’ha preso da me).
Lei non aveva bisogno di fare rumore per farsi notare. Si faceva capire in tutto, le mancava solo la parola. Bastava uno sguardo, un piccolo movimento, quella sua presenza così piena da riempire una stanza senza fare nulla. Era dolce, affettuosa, coccolona… e una gran furbetta.
Ti fissava con quegli occhioni enormi e buoni, e tu sapevi già che stava per chiederti un boccone del tuo cibo. E puntualmente, vinceva lei.
Ora io sono a pezzi, e anche mia mamma. È stata lei a spiegarmi, come si fa con i bambini (e io in queste cose lo sono), che scegliere di prendersi cura di un amico a quattro zampe significa amare in modo totale, spassionato e incondizionato, senza fare conti. Anche sapendo fin dall’inizio che un conto, prima o poi, arriverà. Si fa e basta, con tutto ciò che comporta. Si ama e basta. Funziona così. Questo mi ha ricordato mia mamma.
Sto cercando di razionalizzare un dolore, di sentirmi grata per averla avuta nella mia vita per 13 anni, per la forza che Vittoria ha avuto nell’affrontare un percorso di vita non sempre facile.
Sto cercando di imparare la lezione, di soffrire sapendo provare gioia allo stesso tempo.
Quello che mi ha dato Vittoria non me l’ha dato nessun essere umano. Non è retorica né confronto: è la verità che chi ha un pelosetto accanto a sé può comprendere.
Ed è un tipo di legame che non si può spiegare davvero a parole. È presenza. È casa. È amore puro, senza condizioni, senza richieste, senza giudizio. È sapere che qualcuno ti sceglie ogni giorno, semplicemente perché sei tu.
Grazie Vittoria, grazie piccola grande amica, bimba mia.
Grazie per avermi allargato il cuore.
Grazie per aver illuminato il mondo con la tua bellezza.
Grazie per la pazienza.
Grazie per aver avuto comprensione di tutto e tutti.
Grazie per la bontà.
Grazie per la gioia che hai dato a chi ha potuto guardarti.
Grazie, Grazie di tutto.
Il tuo divano adesso è vuoto e la notte scorsa ho provato a dormire con il pelouche che assomiglia a te, e provavo a sentirti ancora con me, calda, pesante, con il tuo respiro profondo appoggiata a me come hai sempre fatto.
Ora lascio che un manto di silenzio copra il mondo e ovatti ogni rumore.
Lascio che nel mio cuore nevichi ancora un po’.
Ne ho bisogno.
È il tempo di custodire ricordi, di accarezzare le memorie.
Ti abbraccerò ancora piccola mia.
Da qualche parte, in qualche tempo, ti abbraccerò.
Ti abbraccerò per dirti ancora grazie.
E ti abbraccerò senza lasciarti più, questa volta.
Mai più.
Ne sono sicura.
Buon viaggio amore mio. 🥹
La tua mamy ♥️
Là Driver